LA CITTA' MATERNA
LA CITTA' MATERNA / RADICI
Quella cultura ( la cultura dell'Antica Europa, N.d.R ), si deliziò dei prodigi naturali di questo mondo. Il suo popolo non produsse armi letali né costruì fortificazioni in luoghi inaccessibili, come avrebbero fatto i suoi successori, anche quando conobbe la siderurgia. Invece, costruì magnifici tombe-santuari e templi, comode abitazioni in villaggi di modeste dimensioni, e creò ceramiche e sculture superbe. Fu, quello, un lungo periodo di notevole creatività e stabilità, un’epoca priva di conflitti. La cultura di quel popolo fu una cultura dell’arte.
So, fin nel profondo, che esiste un altro modo di vivere. Di più, so che esiste un’altra possibilità, non siamo condannate a questa unica forma di esistenza. Da questa consapevolezza io creo. Dal ricordo di un sistema più umano e più giusto di quello in cui viviamo oggi voglio dar vita a un mondo nuovo. Voglio partecipare alla guarigione della terra e alla creazione di un mondo in cui tutti i bambini siano voluti e considerati uguali, in cui il cibo abbondi e la carestia sia sconosciuta…
Voglio sapere cosa significa essere una donna, essere un uomo in un mondo che dà valore a entrambi per la loro unicità e per le loro doti, senza opprimere né l’una né l’altro.
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La nozione di “sacro”, fortemente collegata al corpo femminile e alla conoscenza interiore, intima, designa la soglia tra umano e sovra-umano, tra vita e morte, tra niente e vita; è affine al concetto di sofia, sapere spirituale ma collegato all'esperienza, che passa attraverso la complessità delle percezioni del corpo e l’attivazione di energie più sottili di quelle della mente. Si sviluppa e fiorisce in contesti socio-economici egualitari e matrifocali.
“La Dea non è in una immagine, ma in diverse – una costellazione di forme e associazioni – terra, aria, fuoco, acqua, luna e stelle, sole fiore e seme, salice e melo, nero, rosso, bianco, Giovane Madre e Vecchia Saggia. Tra i suoi aspetti include il maschile: egli è figlio e consorte, cervo e toro, grano e mietitore, luce e oscurità. E comunque la femminilità della Dea è primariamente non denigrativa del maschio, perché rappresenta la possibilità di portare la vita nel mondo, di dare valore al mondo.”
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Istruite sin dalla nascita a considerare il matrimonio (e la maternità) come il destino finale di una donna , senza il quale sarebbe sola e incompleta, nella seconda metà del ventesimo secolo le donne occidentali si sono trovate a incarnare un paradosso, poiché si sono dovute confrontare con il fallimento di quella stessa istituzione.
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Città Materna
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